Si inizia il 16 febbraio con le anteprime delle Dop emergenti a Buy Wine per proseguire con i grandi Brand
Pistoia.Valdinievole.News
Tutti il giorno le notizie per Pistoia e la Valdinievole

Figlio dei suoi tempi, un’intelligenza vivace e un’attrazione consapevole per la sperimentazione, Gianfranco Chiavacci (Cireglio 1936 - Pistoia 2011) nel corso di una vita intera ha canalizzato la sua curiosità sulle potenzialità del calcolatore, partendo dalla scheda perforata (primo dispositivo per la registrazione automatica dei dati) e del mezzo fotografico. La rete è il punto d’arrivo, lessico di tutta la sua opera.
Due mostre recenti – "Ricerca fotografica”, progetto speciale per MIA Fair 2012 (con pubblicazione del volume a cura di Aldo Iori e Angela Madesani) e "Binaria” (a cura di Gianluca Marziani) a Palazzo Collicola di Spoleto (2013) - introducono all’antologica "Gianfranco Chiavacci. Fotografia Totale” (a cura di Valerio Dehò) in corso a Palazzo Fabroni di Pistoia (fino al 9 febbraio), realizzata come le precedenti in collaborazione con la galleria Die Mauer Arte Contemporanea di Prato.
Una figura silenziosa, quella di Chiavacci, outsider che ha attraversato in punta di piedi le dinamiche complesse dell’arte contemporanea, apparentemente chiuso nel suo isolamento, ma di fatto attento osservatore di quanto avveniva nel panorama artistico nazionale e internazionale.

A dimostrarlo, ad esempio, la presenza nella sua biblioteca del catalogo di "The Responsive Eye”, una mostra straordinaria organizzata nel 1965 al MoMa di New York che esplorava le ambiguità percettive della Op Art tra linee, pattern, superfici colorate e in bianco e nero. Quel libro fu acquistato per posta direttamente negli Stati Uniti, come attesta la ricevuta di spedizione dello stesso anno. Carlo, il figlio minore dell’artista (è nato nel 1969), erede spirituale del pensiero e dell’opera paterna, fotografo e responsabile dell’Archivio Gianfranco Chiavacci, ricorda ancora quando ci giocava da bambino, attratto dalle linee sinuose della copertina.
L’archivio occupa due ambienti dal soffitto altissimo, al piano rialzato di un antico palazzo in via Filippo Pacini. Le opere sono concentrate nella stanza più grande: a partire dal disegno a china del ’57, passando per le varie declinazioni della ricerca binaria (reticolo binario, curve binarie, campiture binarie…) si arriva così a lavori in sospensione degli anni ’80, fino alla giocosa "rete” realizzata poco prima della morte.

Lo studiolo, invece, è nell’ambiente più piccolo, ricostruito quasi fedelmente rispetto a quello originariamente collocato nella casa di famiglia, dove Chiavacci si era costruito anche la camera oscura, munendo perfino l’ingranditore di rotelle. Sui ripiani della libreria, che occupa quasi tutte le pareti, perfettamente allineati e catalogati ci sono migliaia di volumi che spaziano dai Costruttivisti Russi e Mondrian ai testi di critica, estetica, scienza, storia della fotografia, ma anche letteratura (Proust in primis) che testimoniano il bisogno di conoscenza e la sua raffinatezza intellettuale.
«Ragionando anche sulle sue sculture fotografiche - afferma Carlo Chiavacci - emerge il fascino che aveva fin da bambino, quando osservava i suoi genitori - sarti dell’Appennino Pistoiese - che tracciavano il segno sul cartamodello che sarebbe diventato un oggetto tridimensionale. Poi, all’inizio degli anni ’60, incontra i primi programmatori dell’IBM che andavano in banca, alla Cassa di Risparmio, dove aveva iniziato a lavorare appena diplomato ragioniere, per i calcolatori con la scheda perforata. Era affascinato dall’astrazione che portava ad un qualcosa di concreto. Quest’idea di una logica estranea ad un mondo, ma che ne determina un altro è un po’ la sua scommessa di tutta la vita».
Nel 1963 nascono i primi lavori sul codice binario, che dalla tela bianca si svilupperanno in varie direzioni. Lavori che sono spesso accompagnati da scritti teorici: l’artista teneva anche due diari, uno di lavoro che inizia nel 1963 e un altro, dagli anni ’80 fino alla morte, dove annotava i pensieri più intimi.

Negli anni Sessanta Chiavacci frequenta Giorgio Nelva, Bruno Munari (con cui espone alla galleria Sincron di Brescia): un altro artista che stima profondamente è Hidetoshi Nagasawa, insieme al quale è invitato a partecipare al Festival di Pejo del 1969. Frequenta, poi, il fiorentino Renato Ranaldi e i pistoiesi Donatella Giuntoli e Fernando Melani con il quale, in particolare, l’amicizia è particolarmente profonda e scandita dalla quotidianità.
Il suo approccio alla vita era in tutti i suoi aspetti non convenzionale, a partire dal look che contravveniva alle regole da impiegato di banca: eskimo e niente cravatta. «Era di sinistra, ma fondamentalmente anarchico. Mia mamma era quella impegnata politicamente, iscritta al Pci. Erano due persone molto diverse, una passionale, l’altro razionale. Ma c’era equilibrio tra loro, e poi non li ho mai visti litigare!».
Dai primi anni ’70, partendo dallo sviluppo delle Aerograforme (1968), Chiavacci inizia ad usare la fotografia per le sue ricerche di matrice concettuale. L’intento è quello di capire - come per il calcolatore - i suoi limiti, le problematiche, la logica, le potenzialità.
«Lavorare sulla fotografia, sul processo fotografico, significa essenzialmente mettere in evidenza la quantificazione della luce. Ogni evento, fenomeno, viene letto e registrato nella sua dimensione luminosa», scrive Gianfranco Chiavacci in Fare Fotografia (1977). L’artista si sgancia dal vincolo dell’uso della fotografia come descrizione del reale, ma soprattutto del suo ruolo di testimone: «l’immagine fotografica non esiste - afferma - fissare un attimo e farlo diventare testimonianza è omicidio».

Attraverso oltre centocinquanta opere (prevalentemente vintage) l’antologica di Palazzo Fabroni ripercorre i vari aspetti della sperimentazione dell’artista, dentro e fuori la camera oscura. Si parte dalla serie del 1971 di rotazioni e traslazioni nello spazio e sul piano (alcune sono stampe ai sali d’argento, altre cibachrome) e degli Agfa contour (1971) per procedere con un approccio tridimensionale: Boxes (barattolo di vetro che contiene l’immagine di Gianfranco Chiavacci seduto sul divano), 1978; le Sculture Fotografiche degli anni Settanta, i collage degli anni Ottanta e anche il Monumento alla fotografia (1974) con l’occhio di bambola visibile attraverso il telaio di una diapositiva e collocato su una mensola dorata.
È innegabile la componente ironica di matrice duchampiana che attraversa tutta la sua ricerca anche in presenza della ripetizione dell’immagine dell’artista stesso. Ma, come evidenzia Valerio Dehò, non si tratta né di «compulsione narcisistica», né di «strumento di indagine psicologica». Piuttosto i suoi autoritratti esprimono «capacità di inserire la propria immagine nel mondo delle immagini, cioè essere parte del tutto, anche della propria teoria».
Nel tempo Chiavacci è divento sempre più libero. «Una fotografia che giunge ad una ricerca estetica e ad una ‘normalità’, senza soffermarsi troppo sui risultati ottenuti come è tipico dell’artista, ma cercando anche composizioni piacevoli, sfondi floreali, intrecci di materiali non in una chiave analitica ma sicuramente emotiva», scrive il curatore. «Anche le foto prese negli esterni hanno un’immediatezza e una freschezza che prima non c’era, anche se è chiaro come Chiavacci cerchi ancora e sempre il rapporto tra la luce e la forma, tra il movimento e la luce, tra il movimento e la forma».
Manuela de Leonardis
Fonte: Exibart
L’antologica, curata da Valerio Dehò con il patrocinio del Comune di Pistoia e della Regione Toscana, presenta in Palazzo Fabroni (via di S. Andrea 18) un percorso che raccoglie 155 tra vintage fotografici in bianco e nero e a colori, opere d’arte concettuali e optical, e “sculture fotografiche”, dove verrà evidenziata l’originalità del pensiero di Chiavacci che trae origine dalla sua originaria vocazione astratta e dal suo concetto binario della forma e dello spazio.
Parlando di se stesso, Chiavacci ricordava come “mi venne spontaneo pensare a un lavoro nel quale fosse possibile ottenere il massimo delle modificazioni con una grammatica o sintassi rigide, precalcolate, e quindi di creare, al posto del bit elettronico, il bit spaziale”.

Aperitivo in terrazza con Sciatò
Il precedente incontro del Serendepico in provincia di Lucca due anni fa, aveva lasciato un conto in sospeso fra le cucine dei due capoluoghi che ora aspetta di essere onorato.
Questa è la versione Fiorentina la versione Universale e che Lucca ha vinto.
La disfida si terrà in territorio neutrale, a metà strada, a Serravalle Alto, in provincia di Pistoia. A ospitarla sarà lo Sciatò, il Ristorante guidato da Massimo Neri che, grazie alla cucina a vista renderò lo spettacolo pe il pubblico ancora più emozionante.
Al resident chef spetteranno l’onore e l’onere di servire il piatto di benvenuto e introdurre così i dieci chef, per un totale di 11 portate.
Per Firenze cucineranno Giovanna Iorio delle Murate, Beatrice Segoni del Bsj, Matteo Lorenzini e Tommaso Vermi delle Tre Lune, Vito Mollica del Palagio del Four Seasons e il caposquadra Luca Cai del Magazzino.
Per Lucca invece Cristiano Tomei dell’Imbuto, il caposquadra Damiano Donati di Vigna Ilaria, Chiara Gambacorti e Betty Gemignani fattoria la Torre, Gaio Giannelli del Pozzo di Bugia e Andrea Mattei La Magnolia Hotel Byron.
Sui piatti c’è ancora il più stretto riserbo, in base al tema si sa soltanto che saranno frattaglie, senza altre indicazione.
I vini saranno compresi e anche quelli scelti tra Firenze e Lucca, in attesa delle ultime conferme potrebbero essere due distretti biologici e biodinamici.
Il prezzo della serata è di 50 euro a persona comprensive appunto di 11 portate e i vini. A decretare il vincitore sarà la giuria mista presieduta da un grande gourmet super partes. Cinquanta circa i posti disponibili.
Redazione Floraviva
Ultime Notizie da Pistoia e Valdinievole: Cronaca Locale in Tempo Reale. Scopri le ultime notizie e gli aggiornamenti in tempo reale dalla cronaca di Pistoia e Valdinievole. Il nostro team dedicato fornisce reportage approfonditi, interviste esclusive e aggiornamenti continui sui principali eventi che incidono sulla comunità locale. Dalle ultime indagini della polizia alle questioni sociali che toccano il cuore dei cittadini, pistoia.valdinivole.news è la tua fonte affidabile e immediata per restare sempre informato su ciò che accade nella tua città.
Eventi e Concerti a Pistoia e Valdinievole: la Guida Completa per Non Perdersi Nulla. Scopri la guida più completa agli eventi e concerti a Pistoia e nella Valdinievole. Su pistoia.valdinievole.news troverai tutte le informazioni sugli appuntamenti più attesi, dalle esibizioni di artisti locali e internazionali ai festival culturali che animano le nostre splendide località. Che tu sia un appassionato di musica, un cultore delle arti o semplicemente alla ricerca di esperienze uniche, il nostro portale è la tua finestra privilegiata sugli eventi che danno vita alla nostra comunità. Non perderti le ultime notizie, le recensioni esclusive e tutte le informazioni pratiche per goderti al meglio ogni momento di svago e cultura a Pistoia e Valdinievole.
Notizie Aggiornate e Approfondimenti da Valdinivole: Informazioni Locali al Tuo Servizio. Resta sempre aggiornato con le ultime notizie da Valdinivole, dove la cronaca locale incontra approfondimenti di qualità. Il nostro giornale digitale, valdinivole.news, ti porta al centro degli eventi più rilevanti e delle storie che animano la nostra comunità. Dalle ultime novità politiche alle innovazioni nel campo del business locale, dalle storie di successo dei nostri cittadini alle emergenze ambientali, noi siamo la tua voce affidabile. Con un team di giornalisti esperti e una rete di fonti locali, ti assicuriamo un'informazione completa e sempre aggiornata, per tenerti connesso con ciò che conta di più a Valdinivole.