Dalla famiglia del maglificio alla lana delle proprie pecore, fino al feltro e all’ecoprint: un percorso tra natura, viaggi e consapevolezza ambientale.
Marisa Rossi Keller cresce in una famiglia legata al maglificio meccanico. Da bambina dà una mano, anche se quel lavoro non le piace. Anche a scuola, quando si imparava a lavorare a mano, non trova entusiasmo. Per anni prende le distanze da ago e filo.
Il cambiamento arriva più tardi. I viaggi, l’esperienza in India, un percorso personale vicino alla cultura alternativa e una riflessione costante sull’ambiente costruiscono uno sguardo diverso. Il lavoro manuale, rifiutato da giovane, diventa una scelta consapevole. Non un ritorno nostalgico, ma una decisione maturata nel tempo.
Con il compagno Rodolfo sceglie di allevare pecore sopra Pescia a Santa Margherita. Da qui nasce un processo completo: tosatura, lavaggio, tintura con piante, filatura a mano e tessitura al telaio. Ogni passaggio viene seguito direttamente. La lana non è solo materiale, ma punto di partenza di una filiera interamente controllata.
Fare ogni fase significa capire da dove arrivano le cose. Recuperare la connessione tra materia e gesto. La sua riflessione tocca anche l’industria tessile contemporanea, che richiede grandi quantità di acqua e trattamenti chimici per produrre cotone. Lavorare la propria lana diventa coerenza tra pensiero e pratica quotidiana.

La scoperta del feltro avviene alla Fierucola del Pane di settembre e alla Fiera dell’Artigianato di Firenze, dove espongono esclusivamente produttori. Qui entra in contatto con la Feltrosa, gruppo italiano dedicato alla condivisione e promozione dell’arte del feltro. Marisa partecipa da vent’anni a questo progetto collettivo che riunisce feltraie, tessitrici, arazziste e artigiane del lavoro creativo.




Con il feltro attraversa una fase intensa di entusiasmo e sperimentazione. Inizia con la lana delle proprie pecore, poi introduce fibre più delicate come merino, seta e cammello. L’alpaca, spiega, è meno adatta alla feltratura. La ricerca tecnica diventa parte integrante del suo linguaggio.




Negli ultimi anni si avvicina all’ecoprint, tecnica di stampa botanica che trasferisce impronte e pigmenti di foglie e fiori sui tessuti attraverso il vapore. Il primo corso, dedicato all’eucalipto, riattiva l’interesse per le tinture vegetali già sperimentate in passato. Ogni stampa è unica, frutto di reazioni naturali e tempi di attesa.


Il suo lavoro unisce manualità antica e sensibilità contemporanea. La fibra diventa strumento di riflessione su ambiente, consumo e provenienza delle materie. Tessere, per Marisa Rossi, significa mettere in relazione natura, esperienza e responsabilità. Un percorso personale che continua a evolversi, intrecciando radici, viaggi e ricerca.
AnneClaire: Anne-Claire Budin – © Pistoia.Valdinievole.News, riproduzione riservata – 25 febbraio 2026