Da Stiappa al Palio di Pescia fino al Castellare: tre storie diverse raccontano quanto può rappresentare una bandiera.
È stata un’estate di bandiere. Cucite, appese, spostate, strappate. E perfino una che non c’è. Il che, per un pezzo di stoffa, è già una discreta carriera.
Perché una bandiera, presa per quello che è, vale poco: stoffa, colori, qualche segno. Presa per quello che significa, invece, può valere moltissimo. C’è chi la cuce, chi la sventola, chi discute su dove appenderla e chi sente il bisogno di strapparla.
Le bandiere di Stiappa
A Stiappa le bandiere dell’installazione di AnneClaire Budin e Tina Kravan erano nate da materiali di recupero. Portavano scritti detti del luogo. Durante i laboratori molte persone, abitanti e turisti, guidate da AnneClaire e Tina, avevano cucito la propria. Vecchie stoffe erano diventate parole, memoria, appartenenza.
Poi qualcuno le ha strappate. Che forza, queste bandiere. Erano nate da vecchi pezzi di stoffa per dire: noi siamo qui, ci siamo. Chi le ha strappate ha ingaggiato una lotta impari con l’arte. Voleva toglierle di mezzo e non ha fatto che prenderle sul serio, dando loro ancora più forza.
Le bandiere del Palio
A Pescia è successo qualcosa di diverso. Per il Palio le bandiere avrebbero dovuto attraversare la piazza, secondo la tradizione. Questioni burocratiche hanno imposto un’altra soluzione: sono finite sui lampioni. Le bandiere c’erano. Ma non erano dove avrebbero dovuto essere.
È bastato. Sono cominciate le discussioni sui social, nei bar, fra i rioni. Dopotutto, per spostare una bandiera basta un regolamento. Per spostare ciò che rappresenta ne occorre uno un po’ più complicato. Gli sbandieratori, forse, lo sanno meglio degli altri. Le lanciano in aria, le riprendono, le fanno incontrare. Ognuno con i propri colori. E tutti, almeno finché sono in aria, fanno il Palio.
La bandiera che non c’è
Poi c’è la bandiera che non c’è. Quella del Castellare. Al Palio di Pescia, mi risulta, il Sestiere abbia partecipato alla sfilata una sola volta. Può darsi che ognuno abbia le sue buone ragioni. Di buone ragioni, del resto, sono lastricate quasi tutte le divisioni.
Resta un particolare: in una festa fatta di rioni, uno dei rioni non c’è. E non un rione qualsiasi. Il Castellare porta nel nome una chiesa e un pezzo di storia cittadina. Ma soprattutto rappresenta il sud di Pescia, una delle aree più importanti del nostro comune. Anche l’assenza, quando è abbastanza vistosa, diventa una bandiera.
Eccole dunque, le bandiere di questa estate. A Stiappa qualcuno le ha strappate. A Pescia sono finite sui lampioni. Quella del Castellare non c’è. Tre storie diverse. O forse una sola.
Perché una bandiera ha questa curiosa caratteristica: ci accorgiamo davvero di quanto conta quando qualcuno la strappa, la sposta o la lascia fuori. Finché sventola, in fondo, nessuno ci fa troppo caso. Poi basta che sparisca e tutti si ricordano cosa rappresentava.
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