Al Pacini con mio figlio per una sera di teatro. La Compagnia Trioche, poi Bobo Rondelli: musica, risate e infine la politica.
Una sera a teatro con mio figlio
Ieri sera sono andato al Teatro Pacini con Marcello, mio figlio, quasi diciassettenne. Per portarlo con me c’è voluto qualche sforzo: a quell’età una serata a teatro con il babbo non è esattamente in cima ai desideri. Il maltempo aveva fatto traslocare dentro il Pacini la serata di Senza Fili – Pinocchio Street Festival. A me andava bene così. Avevo voglia di ridere e, possibilmente, di passare una sera lontano dalla propaganda. Sul palco sono arrivati per primi Franca Pampaloni e Nicanor Cancellieri della Compagnia Trioche con “Meglio Tarde che Mai”: musica classica, incursioni contemporanee, dispetti e virtuosismi. Si ride. Anche Marcello. Primo risultato della serata raggiunto.
Rondelli, una dentiera e una mamma pisana
Poi arriva Bobo Rondelli. Lo avevo già visto qualche anno fa alla Rocca di Serravalle. Ha quella voce bassa, corposa e roca che a tratti fa pensare a Tom Waits e la battuta sempre pronta. Scherza sulla memoria e racconta che, arrivando a Pescia, aveva avvolto un pezzo della dentiera in un po’ di carta. Passando sul ponte di San Francesco, poco prima del teatro, vede il fiume e ci butta la carta. Solo dopo si ricorda della dentiera. O almeno così racconta. Il peso, fortunatamente, l’aveva fatta cadere prima del lancio e Rondelli dice di averla ritrovata per strada. Sarà vero? Sarà una delle sue. Con Rondelli anche il dubbio fa parte dello spettacolo. Poi un bambino piange. Lui lo riprende alla sua maniera, la mamma si impermalisce e gli risponde che allora se ne sarebbe andata. Rondelli non si scompone: «Ma sei così permalosa perché sei pisana?». Il teatro ride. C’è anche spazio per Pino Daniele: il chitarrista napoletano che lo accompagna prende la voce per “Je so’ pazzo”. E lo fa bene. È il Rondelli che ricordavo: canzoni, sberleffi, Livorno e quella libertà di prendere in giro chiunque gli capiti a tiro. Un’ora passa in fretta.
Poi arriva la politica
Rondelli gioca con Pinocchio, con i fili e senza fili, si assegna la parte di Lucignolo e definisce la presidente del Consiglio il “Pinocchio per eccellenza”. Non mi ha scandalizzato. Mi ha annoiato. Non perché appartenga a questa o quella parte: chi mi conosce sa che non amo farmi dipingere con un colore. È che ero venuto a teatro per ridere e per stare, almeno per qualche ora, fuori dalla propaganda, di qualunque colore fosse. Da uno come Rondelli, anarchico per natura prima ancora che per posa, mi aspettavo semmai uno sberleffo capace di non chiedermi da che parte stessi. Quando, finito il concerto, Alessio Michelotti ha annunciato che sarebbe arrivata ancora “un po’ di politica”, ho guardato Marcello. Per una volta non è stato lui a chiedermi di andare via. Era venuto il momento di andare a letto. Siamo usciti.