Selvicoltura in Toscana: la nuova regolamentazione Regionale rischia di portare alla chiusura di molte aziende e all’abbandono delle aree rurali.
In Toscana, la Regione ha deciso di rivedere le normative riguardanti la selvicoltura e la gestione forestale, ma ciò che ne è uscito sembra più una sciagura che una soluzione. Sandro Orlandini, presidente della Cia Toscana Centro, non ha usato mezzi termini: la proposta di revisione è «aberrante» e rischia di mettere in ginocchio l’intero settore forestale. Una delle previsioni più inquietanti è quella che potrebbe portare alla chiusura di molte aziende e all’abbandono delle aree rurali.
La richiesta delle associazioni: stop alla proposta e apertura al dialogo
Le associazioni di categoria, guidate dalla CIA Toscana Centro, hanno chiesto alla Regione un immediato dietrofront. Serve una sospensione della proposta attuale per avviare un confronto serio con tutti i portatori di interesse. È fondamentale rivedere l’approccio alla gestione forestale basandosi su tre pilastri:
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Sostenibilità ambientale
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Evidenze scientifiche
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Buon senso e conoscenza del territorio
Perché il bosco ceduo è fondamentale per l’equilibrio ambientale
Uno dei punti più controversi della riforma riguarda l’abbandono progressivo del taglio del bosco ceduo a favore della gestione ad alto fusto. Questa modifica, tuttavia, contrasta con secoli di tradizione e con un equilibrio tra uomo e natura che ha permesso la sostenibilità ambientale e l’economia forestale di molte zone montane. Ad esempio, per il castagno in Amiata, che passerebbero dai 12-22 anni ai 25 previsti dalla nuova legge – è insostenibile. Non solo avrebbe un impatto diretto sulla redditività delle aziende, ma contribuirebbe a un ulteriore spopolamento dei territori montani, dove l’attività boschiva rappresenta ormai l’ultima risorsa economica disponibile.
L’eliminazione del bosco ceduo rischia di avere effetti gravi:
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Maggiore erosione del suolo
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Minore capacità di assorbimento delle acque piovane
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Perdita di biodiversità, contrariamente agli obiettivi ambientali prefissati
La “Toscana diffusa” a rischio: comunità e territori in pericolo
Il concetto di "Toscana diffusa" – basata su paesaggi coltivati, boschi gestiti e comunità vive – sembra essere minacciato da un approccio normativo che Orlandini definisce “conservazione forzata”. Dopo i richiami dell'Unione Europea sulle politiche ambientali, la Regione sembra aver adottato misure drastiche, che però si basano su una visione distorta della realtà forestale locale.
"Dietrofront" urgente
A questo punto, Orlandini e le altre associazioni di categoria hanno chiesto alla Regione un “dietrofront” urgente. La proposta di regolamentazione, che potrebbe avere un impatto devastante, dovrebbe essere sospesa fino a quando non sarà avviato un confronto serio con tutti i portatori di interesse. Non basta una revisione burocratica; bisogna ripensare l’intero approccio, mettendo al centro la sostenibilità, la scienza, e soprattutto il buon senso. Il messaggio è chiaro: la salvaguardia dell’ambiente non può prescindere dal coinvolgimento delle comunità locali, le quali sono le uniche a conoscere veramente il territorio e a saperlo gestire in modo attivo e responsabile.
Redazione