Del Carlo entra in giunta e Ghilardi diventa vicesindaco. Pescia Cambia critica la scelta. Sullo sfondo, gli equilibri politici verso il 2027.
Una nomina che guarda oltre Pescia
La questione non è stabilire se per amministrare Pescia serva il certificato di nascita pesciatino. Sarebbe un argomento piuttosto povero. Eppure è proprio dalla provenienza del nuovo assessore che parte Pescia Cambia. In una nota Vittoriano Brizzi, Celeste Vassallo, Roberto Bellandi e Oreste Giurlani parlano di «assessori stranieri» e definiscono «politicamente incomprensibile» la scelta di Davide Del Carlo, richiamandone anche la precedente esperienza nella giunta di Capannori e la posizione assunta sulla variante di Collodi. È la loro lettura. Ma forse la provenienza geografica è la parte meno interessante della storia. Del Carlo non arriva soltanto da Capannori: dal 30 maggio è il segretario territoriale del Partito Democratico di Lucca. Oggi entra nella giunta di Riccardo Franchi, mentre Giacomo Ghilardi prende il posto di Luca Tridente come vicesindaco. Una normale ricomposizione della squadra? Può essere. Ma la politica, quando cambia uomini e geografie, invita a guardare anche un po' più in là. Quando Del Carlo è stato eletto alla guida del Pd lucchese, il partito aveva già indicato la «sfida elettorale del 2027» come uno degli orizzonti della nuova organizzazione. E allora una domanda viene quasi da sola: perché il segretario del Pd di Lucca entra nella giunta di Pescia proprio mentre la politica comincia a preparare il terreno per il 2027? È soltanto la ricerca dell'uomo ritenuto adatto per Bilancio, Personale e Lavori pubblici? È un modo per costruire rapporti politici tra territori? Oppure c'è anche qualcosa che guarda ai futuri equilibri elettorali? Non abbiamo elementi per attribuire alla nomina finalità personali o strategie di raccolta del consenso, e sarebbe scorretto farlo. Abbiamo però abbastanza elementi per porre la domanda. Perché in politica le coincidenze esistono, naturalmente. Ma esiste anche quel vecchio ammonimento, attribuito a Giulio Andreotti, secondo cui a pensar male si fa peccato, ma qualche volta ci si indovina. Noi, per adesso, ci limitiamo a guardare i fatti. E ad aspettare che siano i fatti successivi a dare la risposta.
Il punto resta Pescia
Ed è qui che la discussione torna alla città. Essere nati o aver amministrato fuori da Pescia non può essere, da solo, un criterio per giudicare un assessore. Lo ricordano indirettamente gli stessi esponenti di Pescia Cambia quando citano Aldo Morelli, che pesciatino non era ma che Pescia conosceva bene. Il punto, dunque, non è da dove venga Del Carlo, ma cosa venga a fare a Pescia e quale progetto amministrativo accompagni la sua nomina. Saranno gli atti della nuova giunta, le scelte sul Bilancio, sul Personale e sui Lavori pubblici a dare una risposta. Quanto al guardare oltre i confini comunali, magari la politica lo facesse davvero. I nostri lettori ricorderanno quanto abbiamo sostenuto l'idea di una Valdinievole capace di ragionare come un territorio unico, fino alla prospettiva di un Comune unico. Il campanile non è quindi il problema. Il problema sarebbe un altro: scoprire che Pescia è servita alla politica più di quanto la politica sia servita a Pescia. Se dietro una nomina amministrativa dovessero un giorno emergere calcoli legati a candidature, equilibri di partito o futuri consensi elettorali, il giudizio spetterebbe prima di tutto ai pesciatini. Per ora non abbiamo elementi per affermarlo. Abbiamo però il diritto di fare una cosa molto più semplice: osservare. E ricordare a chi amministra che gli interessi elettorali passano, mentre gli interessi della città restano.