Ci sono persone che non entrano nella vita degli altri facendo rumore. Ci entrano dalla porta di servizio, quella più vera, e ci restano. Anna Sodini era una di queste.
Nata il 15 gennaio 1929, ci ha lasciato oggi, 24 maggio 2026, a 97 anni, nel sonno. Come avrebbe voluto lei: senza disturbare, senza cerimonie inutili, senza chiedere permesso nemmeno all’ultimo saluto.
Aveva cominciato presto, a diciott’anni, a formarsi come ostetrica a Pisa. Allora si faceva così. Si imparava sul campo, con le mani, con gli occhi, con la responsabilità addosso prima ancora dei titoli. Non so quanti bambini abbia fatto nascere. So però che Francesco, mio nipote, nato nel 2003, fu l’ultimo della sua carriera. E questo, per me, basta già a farne storia di famiglia.
Anna non è stata soltanto l’ostetrica di mia madre Gabriella, sua grande amica. Per me è stata una seconda madre. Una di quelle madri che non spiegano troppo, ma insegnano. Soprattutto insegnano l’indipendenza: dalle cose, dalle persone, dalle paure, dal superfluo.
Al mare, nella casa del Secco, dispensava consigli pratici a noi adolescenti. Di ogni ordine e tipo. Poi c’erano gli impegni da rispettare, le regole canoniche, il senso del dovere. Ma dopo, fuori. A viversela.
Con suo marito Ezio Pucci ha attraversato il lavoro, la famiglia e la vita con quella che oggi chiamerebbero resilienza. Io preferisco chiamarla pragmatismo. Fare quello che c’è da fare. Farlo bene. E non farne un manifesto.
Di Anna resta questo: una dedizione senza teatro, un affetto senza fronzoli, una lezione quotidiana di libertà concreta. Quella libertà che non si proclama. Si pratica.
A darne comunicazione sono i figli Stefania e Stefano, con i nipoti Carolina, Gianmarco e Giorgio e la mamma Antonella. Le esequie si terranno domani nella Chiesa di Sant Antonio in Montecatini Terme.