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PIEVE A NIEVOLE -Al termine dell’ultimo consiglio comunale la maggioranza ha votato compatta e decisa la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, che era stata concessa dal comune di Pieve a Nievole il 22 maggio 1924. Ha votato a favore anche il capogruppo dei 5Stelle Pomponio.  

La questione è stata discussa e i consiglieri comunali di centrodestra  Cialdi e Lupori non hanno partecipato alla votazione, abbandonando l’aula.  

La motivazione del provvedimento è stata l’elenco dei misfatti di Benito Mussolini e del regime totalitario da lui guidato, insieme alle violenze e prevaricazioni che hanno caratterizzato l’epoca fascista, di cui qualcuno è ancora nostalgico.  

Proprio per ribadire che il comune di Pieve a Nievole si poggia su valori e principi che sono l’esatto opposto di quelli professati e praticati dal regime fascista e dallo stato guidato da Mussolini, c’è stata la revoca.  

Insieme a queste motivazioni ideali, un esplicito riferimento alla storia, quando proprio  Pieve a Nievole fu teatro, il 20 luglio 1925, dell’aggressione a Panzana di Giovanni Amendola, che morì poco dopo, in conseguenza del pestaggio di cui fu vittima.  

“Come hanno ben descritto Erminio Maraia e Lida Bettarini, per noi essere antifascisti è un elemento centrale e determinante della nostra azione amministrativa. Un elemento vero, concreto, che ci porta a essere contro ogni forma di violenza e di dittatura- dice il sindaco Gilda Diolaiuti-. I consiglieri di opposizione di centrodestra Cialdi e Lupori hanno perso un’occasione, quella di essere coerenti con le proprie idee. Non si può abbandonare il consiglio comunale e quindi non partecipare alla votazione per evitare di schierarsi. Qui si tratta di essere antifascisti o non esserlo, quindi apprezzare il fascismo. Non ci sono alternative. Noi una scelta l’abbiamo fatta. Oltretutto la Lupori ha cercato di fare passare questo provvedimento come il lancio della mia candidatura in regione. Non è nemmeno fortunata, qualche ora prima l’avevo ufficialmente ritirata, se così vogliamo dire”.

Al termine dell’ultimo consiglio comunale la maggioranza ha votato compatta e decisa la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, che era stata concessa dal comune di Pieve a Nievole il 22 maggio 1924. Ha votato a favore anche il capogruppo dei 5Stelle Pomponio. 

La questione è stata discussa e i consiglieri comunali di centrodestra  Cialdi e Lupori non hanno partecipato alla votazione, abbandonando l’aula.  

La motivazione del provvedimento è stata l’elenco dei misfatti di Benito Mussolini e del regime totalitario da lui guidato, insieme alle violenze e prevaricazioni che hanno caratterizzato l’epoca fascista, di cui qualcuno è ancora nostalgico.  

Proprio per ribadire che il comune di Pieve a Nievole si poggia su valori e principi che sono l’esatto opposto di quelli professati e praticati dal regime fascista e dallo stato guidato da Mussolini, c’è stata la revoca.  

Insieme a queste motivazioni ideali, un esplicito riferimento alla storia, quando proprio  Pieve a Nievole fu teatro, il 20 luglio 1925, dell’aggressione a Panzana di Giovanni Amendola, che morì poco dopo, in conseguenza del pestaggio di cui fu vittima.  

“Come hanno ben descritto Erminio Maraia e Lida Bettarini, per noi essere antifascisti è un elemento centrale e determinante della nostra azione amministrativa. Un elemento vero, concreto, che ci porta a essere contro ogni forma di violenza e di dittatura- dice il sindaco Gilda Diolaiuti-. I consiglieri di opposizione di centrodestra Cialdi e Lupori hanno perso un’occasione, quella di essere coerenti con le proprie idee. Non si può abbandonare il consiglio comunale e quindi non partecipare alla votazione per evitare di schierarsi. Qui si tratta di essere antifascisti o non esserlo, quindi apprezzare il fascismo. Non ci sono alternative. Noi una scelta l’abbiamo fatta. Oltretutto la Lupori ha cercato di fare passare questo provvedimento come il lancio della mia candidatura in regione. Non è nemmeno fortunata, qualche ora prima l’avevo ufficialmente ritirata, se così vogliamo dire”.

 

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