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I sintomi e come difendersi dal #CoronaVirus

Non c’è ancora una cura e il periodo di incubazione può durare due settimane All’inizio sembra una normale influenza. Pulizia e mascherine possono aiutare.

SINTOMI
Febbre, tosse, respiro affannato: sono questi i principali sintomi causati dal nuovo coronavirus. Come gli altri virus della famiglia, anche questo colpisce le vie respiratorie e le principali difese sono quindi le stesse che valgono per altre malattie respiratorie infettive, come la Sars comparsa nel 2002-2003 e la pandemia di influenza del 2009. Il periodo di incubazione è relativamente breve, i sintomi generalmente compaiono da 2 a 14 giorni dopo il contagio. La rivista medica The Lancet ha analizzato 99 pazienti ricoverati nella provincia di Hubei, da dove è partita la pandemia. Particolarmente interessante: ’solo’ otto pazienti su 10 (l’83%) avevano la febbre, il che significa che l’infezione da coronavirus 2019-nCoV può manifestarsi anche senza aumenti di temperatura. L’altro sintomo molto diffuso è la tosse secca (82%); gli altri - dalla difficoltà respiratoria al naso che cola (rinorrea), come in un forte raffreddore - sono più rare nei malati finora accertati. Nel caso in cui si dovessero accusare i sintomi, è consigliabile rivolgersi al medico o chiamare il numero verde 1500 e seguire le indicazioni

SOGGETTI PIU' VULNERABILI
 soggetti più vulnerabili al coronavirus sono generalmente le persone più anziane, come accade nelle ’normali’ influenze, che possono portare ad esiti più gravi se il soggetto è già malato o debilitato da altre patologie. Dalle prime ricerche a campione risulta però che la maggior parte degli infetti sono uomini (56%) e l’età media è di 59 anni. Ieri però è stato registrato in Baviera (Germania) il primo malato pediatrico: si tratta di un bambino, figlio di un impiegato della stessa ditta, la Webasto, dove lavorano altre quattro persone infette. Fino a ieri sera, però, erano tutti in condizioni stabili e non in pericolo di vita

PRIMA REGOLA
lavare le mani col sapone (o con un disinfettante a base di alcol) per almeno 20 secondi. Poi, vanno evitati i contatti con persone che hanno l’infezione o, se si è costretti, è meglio indossare la mascherina e mantenere due metri di distanza. Inoltre, non vanno toccati occhi, naso e bocca con le mani sporche. Quando si starnutisce è bene usare sempre un fazzoletto e gettarlo via; è anche opportuno pulire e disinfettare gli oggetti che si toccano più frequentemente


REGOLE A CASA
I medici di famiglia e gli infettivologi italiani hanno emanato alcune linee guida per la cura dei sospetti casi di coronavirus. Tra i consigli, quello di collocare il paziente in una stanza singola, ben ventilata, e di limitare le persone che l’assistono (meglio se è solo una), senza visitatori. L’assistente dovrebbe indossare una maschera medica aderente, quando si trova nella stessa stanza con il malato. La maschera va gettata dopo l’uso. Inoltre, meglio evitare contatti con saliva, urina e feci dell’infetto. No alla condivisione di spazzolini da denti, sigarette, forchette e cucchiai. Massima pulizia di vestiti, lenzuola e superfici toccate dal malato

NON C’È VACCINO
Il ’nemico’ ha attaccato di sorpresa, e dunque è troppo presto per aver pronti farmaci antivirali specifici contro il coronavirus 2019-nCoV: l’attenzione e la prevenzione, al momento, sono la difesa migliore. Non esiste attualmente nemmeno un vaccino, anche se diverse aziende e centri di ricerca nel mondo hanno cominciato a lavorare in questa direzione. In prima linea ci sono, infatti, alcune società farmaceutiche, dalla Johnson & Johnson a Moderna Therapeutics e Inovio Pharmaceuticals, e anche un’agenzia pubblica americana come i National Institutes of Health (Nih). Attenzione, però, i tempi potrebbero essere molto lunghi: la stima è impossibile da fare, ma gli esperti calcolano almeno tra i 6 i 12 mesi, nella migliore delle ipotesi. Al contrario di un virus dalla letalità altissima (tra il 25 e il 90%) come l’Ebola, però, il nuovo coronavirus appare al momento un’influenza particolarmente potente e, dunque, mettere in commercio un vaccino non adeguatamente testato potrebbe essere controproducente.

Redazione

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