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Di fatto, salvo concessioni della Regione, il distretto floricolo interprovinciale Viareggio Pistoia non esiste più. Il consigliere regionale Niccolai dopo l’uscita di Marchetti dichiara: «Questo è il momento della verità, la Regione è da tempo in attesa di una risposta».

Sono anni d’immobilismo quelli del distretto floricolo interprovinciale Pistoia Lucca, che con la presidenza Carmazzi, non ha combinato assolutamente niente. Carmazzi è presidente in prorogazio da tempo immemore e malgrado i suoi proclami di dimissioni, l’ultimo è del marzo scorso, non si è mai dimesso. Carmazzi, aveva avuto la possibilità, non da poco, di veicolare il PIF presentato da MEFIT nel 2014 che coinvolgeva tutta la filiera. Malgrado l’iniziale plauso, il presidente, coadiuvato dal Mefit, lasciò cadere il tutto con una certa nonchalance e supponenza. Un PIF che tra l’altro aveva tra i suoi capisaldi, già nel 2014, il risparmio energetico, il minor impatto ambientale e la sostenibilità delle produzioni ed un sistema di promozione e commercializzazione dei prodotti delle due piattaforme logistiche Pescia Viareggio. Quel marketing che oggi stiamo ancora cercando, non ho capito da chi. Un progetto che certo doveva essere perequato tra gli attori, ma che gli avrebbe consentito di mettere a sistema e dialogare con il Mefit, il mercato di Viareggio e tutta la filiera. Che dire! Atteggiamento quello della presidenza che in questi anni non si è mai capito, piuttosto teso a criticare che a costruire. Come se il presidente dovesse proteggere qualcosa o qualcuno.
Oggi, non proprio nei tempi, arriva l’attenzione di FI con il suo consigliere regionale d’opposizione Marchetti che dopo le terme passa alla floricoltura, sollecitando un intervento per mettere a reddito questo strumento che è stato giustamente rinnovato da Regione Toscana con l’apposita disciplina sui distretti rurali n° 17 del 2017 e che il comune di Pescia e il suo MEFIT - come evidenzia il consigliere Niccolai- hanno ignorato, malgrado i solleciti del funzionario regionale Barbieri. Giusto anche raccontare che da sempre le riunioni di distretto si sono tenute appunto al Mefit, luogo simbolo del sistema floricolo, con i partecipanti al distretto, ovvero: Camera di commercio di Lucca e di Pistoia, tutte le rappresentanze sindacali e di categoria, lo stesso Mefit, il Comune di Pescia con il suo capo, Floratoscana anche in rappresentanza del sistema cooperativo, e la provincia di Pistoia.
Ma cosa ha comportato il mancato rispetto del rinnovo del distretto entro l’aprile scorso? Oltre a vocare un territorio e poterlo promuovere nel mondo, l’impossibilità di partecipare a bandi con i fondi messi a disposizione da Regione ed Europa. 
La policy agricola generale oggi indica che si deve fare rete ed è alla rete sistema che vengono destinate le risorse. L’esempio lo abbiamo aldilà del monte. Il distretto vivaistico ornamentale di Pistoia nomina nei termini il soggetto referente e presenta un PID (progetto integrato di distretto) che punta a prendere i ⅘ del totale messo a disposizione da Regione Toscana, ovvero circa 9milioni d’euro e che ha già ricevuto, in poco più di due settimane, 40 adesioni da parte delle aziende agricole. Da tener presente che si tratta sempre di fondi europei e regionali nella misura minima del 50% a fondo perduto. E quindi cos’è che nella Toscana centro-occidentale non ha funzionato?? Forse è difficile mettere a sistema lucchesi e valdinievolini?? All’epoca, credo, il distretto fu creato proprio per  mettere in sinergia questi soggetti. Forse si pensava fossero più inclini al dialogo e con interessi simili? Oppure la strategia, già allora, fu quella del “divide et impera”? Di certo oggi c’è che il comune di Pescia, proprietario di Mefit, non avrebbe dovuto mancare questa opportunità, cercando di lavorare magari su progetti funzionali all’orto-floro-vivaismo invece di cercare idee multifunzionali che non guardano nel breve minimamente all’agricoltura, al territorio e al turismo.  Così facendo, è di tutta evidenza, cari lettori, che il vecchio distretto si è dimostrato la pentola dove è stata cotta quella che oggi è la patata bollente del Comune di Pescia, il Mefit. Regione Toscana, in agricoltura, visto anche quanto la PAC sta tirando la cinghia, concederà sempre meno fondi diretti e quindi sono queste le opportunità a disposizione per il rilancio della nostro sistema agricolo. E se domani, come dovremo fare per il Mefit, dovessimo andare a batter cassa da Regione Toscana, certo potrebbe esser facile sentirsi rispondere: «perchè non avete attivato/rinnovato lo strumento distretto?». 

Chiudo dicendo che non mi sentirei proprio di dar torto a Regione Toscana, la quale dovrà premiare sempre di più chi farà progetti di rete, sia per la struttura PAC, che per le strategie agroindustriali toscane che devono guardare ad un tessuto fatto da piccole aziende e che necessitano di fare rete con obietti semplici e misurabili e che con lo strumento della nuova disciplina di Distretto hanno salva anche l’identità delle singole aziende.

Andrea Vitali

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